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Quando mi sono imbarcato sul primo volo della storia che collegava direttamente Roma a Tallinn, mi sono reso conto della presenza in aereo di una scolaresca di Chieti! E dire che, andando per turismo in Estonia, pensavo di avere avuto un'idea originale... Nonostante questa piccola delusione iniziale, intendo pubblicamente ringraziare mia sorella per avermi caldamente raccomandato questo viaggio.
Nella mia colossale ignoranza, avevo idea che gli estoni fossero più simili agli slavi che non agli scandinavi (o almeno ai finnici) cui invece appartengono per fisionomia, lingua e cortese timidezza. Certamente a Tallinn non si respira la stessa ricchezza economica o l'altissimo grado di civiltà di Helsinki, ma incrociandone gli abitanti per la strada, ascoltandone i vocalici fonemi della comune radice ugro-finnica, si ha come la nitida percezione di essere capitati in una landa nella quale migliaia di anni orsono alcuni finn si siano separati dalla carovana che avrebbe condotto il grosso della tribù al di là del Baltico. E qui abbiano fissato la loro dimora e fondato una cultura propria così forte che neanche le tremende vicissitudini del XX secolo hanno saputo scalfire.
Prova ne sia la medievale città vecchia della capitale Tallinn, mirabilmente conservata, al punto da essere considerato il centro storico meglio tenuto di tutto il Nord Europa e da meritare, per questa ragione, l'inserimento nella lista dei luoghi Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Questo piccolo quartiere circondato dalle mura difensive Cinquecentesche, è sorprendentemente vivace, ospitando non solo hotel, musei, ristoranti e negozi di souvenir, ma soprattutto abitazioni, uffici e istituzioni, ministeri, scuole e ambasciate. Quasi a volerne rispettare la deliziosa unicità, persino l'occupazione sovietica, che pure in altre aree cittadine ha prodotto mostruosità architettoniche, in questa area ha lasciato intatti urbanistica ed edifici, mai scalfiti da nuove costruzioni o aggiunte moderne.
Il centro del centro è piazza Raekoja, un'ampia spianata circondata da belissimi edifici dai colori tenui e dominata dalla presenza del Palazzo Comunale. Vi si affacciano naturalmente numerosi bar, ristoranti, negozi e una farmacia che si vanta di essere la più antica del mondo (XV secolo) ancora in attività. La piazza è il cuore citadino alimentata da decine di piccole arterie che vi riversano o inghiottono gruppetti di turisti o passanti infreddoliti.
L'intera città vecchia, compresa la collina di Toompea, può essere visitata in una sola giornata. Vale la pena di girare senza meta, svoltando angoli solo guidati dal fiuto della scoperta. Senza mai restare delusi, grazie alla comparsa di chiese, archi, palazzine un tempo sedi di gilde e associazioni. Evito di elencare strade e monumenti: la piantina della citttà che i turisti ricevono in regalo riporta con un discreto livello informativo tutti i luoghi che vale la pena di visitare, dalle torri difensive ai luoghi di culto, dai passaggi caratteristici agli edifici storicamente più rilevanti, come la vecchia sede del KGB.
Citerò il pub Hell Hunt, sulla strada Pikk, nel quale si può gustare la dolcissima birra locale Saku, che orgogliosamente rivendica di essere il primo pub estone della storia: risale al 1993, appena un paio di anni dopo l'indipendenza!
Superando in senso inverso la bella Porta Viru, principale accesso al centro storico, si entra nella zona moderna di Tallinn, recentemente sviluppatasi nell'altezza di moderne torri di vetro protese verso l'immobile cielo bianco e di occidentalissimi centri commerciali. Non c'è qui molto da apprezzare. Vale semmai la pena di prendere un taxi per farsi portare nel quartiere Kadriorg dove visitare il museo d'arte KUMU o il palazzo presidenziale. O ancora giungere, se il tempo è clemente, fino alle spiagge di Pirita. In questa zona, più che la lunga e stretta spiaggia arricchita da una bella pineta, fanno un grande effetto le rovine del Monastero di Santa Brigida costruito nel 1407 e distrutto già nella seconda metà del XVI secolo. Per dare un'idea, ricorda l'abbazia di San Galgano a Chiusdino (Siena).
Grazie alla cortese disponibilità di Merike, una ragazza estone che conosce un po' di lingua italiana avendo vissuto per un certo tempo fra Roma e il Cervino (!!!), ho anche imparato qualcosa sulla popolazione di questo paese. Che siano una nazione in via di sviluppo è del tutto evidente. Ci sono moltissime auto nuove per strada, i centri commerciali sono pieni di clienti locali: l'impressione è quella di un benessere che si va diffondendo. Purtroppo, come in altre realtà, parte di questo benessere è alimentato dalle banche le quali fanno cadere a pioggia prestiti che, anche in Estonia, si comincia a far fatica a rimborsare.
L'Estonia è un mercato in crescita che è opportuno tenere d'occhio perché attrae investimenti stranieri. Un gran numero di businessman proviene dall'Italia - il paese soddisfa almeno due dei principali interessi dei maschi italiani... - al punto che solo Italia e Germania hanno ben due aeroporti collegati direttamente a Tallinn (Roma dal 7 aprile). Tuttavia, mi dice Merike, un tempo accolti con calore, recentemente gli italiani non sono molto ben visti, a causa di comportamenti scorretti negli affari e irrispettosi con le donne: ci facciamo sempre riconoscere!
Gli estoni sono molto gentili, ma un po' freddi e timidi. Per ragioni comprensibili, non sopportano la comunità russa che abita nel paese e che è formata ormai in buona parte da persone nate in loco.
Tra Tallinn e il resto dell'Estonia ci sono enormi differenze dal punto di vista economico. Il salario medio è di circa 400 euro al mese nella capitale e della metà nei villaggi. I prezzi non sono però così bassi: ci vogliono 15 corone estoni per 1 euro (l'Estonia è in Schengen ma non nell'Euro), una birra in lattina costa all'incirca 15 corone, un pranzo intorno a 250 corone. Non una passeggiata per i salari locali.
La mia permanenza è stata ridotta ad un fine settimana lungo. Avendo più tempo a disposizione si possono visitare le isole occidentali di Saarema, Hiiumaa e Muhu, le città di Parnu e Tartu oppure prendere da Tallinn un traghetto e fare un salto (1h30' di viaggio) ad Helsinki.
Sarà forse a causa dell'età, ma col tempo apprezzo sempre di più i luoghi tranquilli. Non sono ancora abbastanza anziano da preferire un villaggio ad una città, ma rifuggo dalle metropoli stressanti e mi trovo invece a mio agio nelle capitali che permettono ritmi di vita tranquilli.
Berna è una di queste capitali. Gli stessi cittadini rivendicano la loro lentezza rispetto all'agitazione permanente della vicina Zurigo, più simile alle città tedesche. Pur non essendo geograficamente o architettonicamente mediterranea, pure Berna è una città sabbiosa. Una visita equivale ad un massaggio interiore - o dell'anima, amesso che esista.
La bella penisola che si protende nell'ansa del fiume Aare, è il medievale centro storico della città. Le sue strade accoglienti sono battute da tram e autobus e da un non soffocante numero di persone che sembrano volersi godere il pallido sole o si fermano davanti alle tante vetrine dei negozi, passeggiando sotto il porticato che complessivamente misura circa 6 km.
La lunga strada che, dalla moderna stazione ferroviaria, taglia in due il centro storico è disseminata di fontane e presenta due dei monumenti più importanti, due torri, la Zytglogge, con il suo orologio animato e la più sobria Torre della prigione. Su questa strada, che si dirama con differenti nomi (Spitalgasse, Marktgasse, Kramgasse...) si aprono alcune importanti piazze e le arterie che conducono ai ponti sul fiume.
Ristoranti internazionali, caffè e locali con musica dal vivo suggeriscono una vita notturna ricca di
possibilità. Teatri e gallerie d'arte ricordano che a Berna la cultura è storicamente parte integrante della vita citadina. Qui nacqua Paul Klee e, nella tranquilla dimora sulla Kramgasse, Albert Einstein elaborò la teoria della relatività.
Pur non essendo molto grande, con i suoi 130mila abitanti, Berna è una città cosmopolita, multirazziale, una vera capitale che porta benissimo i suoi oltre 800 anni.
Il giorno di Natale lo abbiamo trascorso in viaggio. Da Pori a Helsinki ci sono quasi 4 ore di macchina. Le autostrade non sono larghe e veloci come le nostre, ma meno trafficate. I limiti di velocità vengono rigorosamente rispettati - e fatti rispettare. Gli automobilisti finlandesi sono educatissimi e cortesi. Mia sorella ha fermato l'auto sul ciglio della strada per parlare al telefono e un lungagnone ha fermato la sua auto a pochi metri ed è corso ad informarsi se avevamo bisogno di aiuto. Siamo transistati vicino alle uscite delle città di Nokia e Tampere e in serata siamo arrivati nella capitale.
Tanto nella passeggiata notturna - comunque d'inverno fa buio alle 4 del pomeriggio - che nella successiva ventosa giornata, ho ammirato una città bellissima. Tutto il contrario della malinconica, grigia e uggiosa cittadina che mi ero figurato. Helsinki è una capitale degna di questo nome: per ricchezza architettonica, signorilità, dimensioni. E' una città ariosa, dotata di larghe strade eleganti, abbellite da palazzi di pregevole stile, spesso firmati da architetti del livello di Aalto, parchi, musei, bei negozi e centri commerciali. E, nonostante la temperatura, non è affatto fredda.
Helsinki mi fa pensare a un animale dal passo elegante e felpato. Un felino, forse una lince, certamente
un'animale a suo agio nel ghiaccio. Il centro della città è la grande piazza del Senato, sulla quale si affaccia maestosa, dalla cima della sua ripida, infinita scalinata, la candida cattedrale luterana. Tutta la piazza, in stile classico-romantico, fu costruita tra il 1818 e il 1844 dall'architetto tedesco C. L. Engels. E' un luogo capace di grande fascinazione. Ed è a mio parere una specie di summa del meglio dello stile architettonico cittadino. E non solo per merito dei palazzi, con le loro chiare tonalità di colore.
Guardare dal basso, posizionandosi presso la grande statua dello zar Alessandro II, il profilo del duomo stagliarsi sullo sfondo del cielo, il bianco della cattedrale sul candore di quel cielo, racconta molto dell'atmosfera di Helsinki. Perché il cielo è parte integrante della bellezza di questa città, come sa di solito esserlo forse solo nei grandi spazi aperti.
Helsinki fu fondata nel 1550 dal Re Gustavo Vasa, per competere con Tallin per la supremazia
commerciale del Mar Baltico. Nel 1748 la Corona Svedese decise di costruire una fortezza sulle isole antistanti Helsinki, in modo da difenderla dalla crescente minaccia russa. Ma nel 1809 la Svezia cedette proprio alla Russia l'intera Finlandia, che diventò un granducato autonomo. Nel 1812 Helsinki ne diventò la capitale. Fu costruito questo nuovo centro in stile impero, estremamente monumentale, in modo da poter rispecchiare la nobiltà del nuovo status. La città all'epoca aveva solo 4.000 abitanti e una guarnigione e si permetteva questa maestosa piazza da grande capitale.
Non farò qui la lista dei monumenti né dei musei cittadini. Qualsiasi guida turistica indicherà i luoghi da non perdere, dalla grande cattedrale ortodossa di Uspenski alla monumentale stazione ferroviaria progettata ai primi del Novecento in stile Jugend dall'architetto Eliel Saarinen. Magari è più utile sapere che nel periodo natalizio molti ristoranti ed alberghi, anche grandi, sono chiusi perché nei giorni festivi il personale va pagato 3 volte il normale salario giornaliero.
Concludo con un'altra citazione da Manganelli: "Helsinki è architettonicamente una delle grandi città europee, e per quel che riguarda l'architettura da Engel in poi, forse la massima, una città capolavoro."
Se qualcuno volesse trasferirsi a vivere in una Finlandia al contempo tradizionale e moderna, suggerirei di prendere casa a Rauma.
Questa graziosa cittadina di circa 35.000 abitanti affacciata sul Baltico, è la terza più antica della Finlandia. Fu fondata nel 1422: quell'anno, il 17 aprile, il cavaliere Karl Knuttson, in nome del Re Kristoffer, sancì i diritti commerciali dei cittadini.
Il centro della città è un miracolo di conservazione delle tradizionali casette di legno. Non a caso è dal 1991 nell'elenco dei siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
Naturalmente certi miracoli non avvengono per caso. Sono possibili sono se il senso civico, il rispetto per
la cultura e l'ambiente sono radicati in un popolo. Se famosi architetti finlandese scelgono di abitare in una delle tante storiche case del centro di Rauma, invece che in qualche originale progetto architettonico, è perché qui tutto si tiene: la natura, il silenzio, la qualità della vita. Basta una passeggiata nelle viuzze cittadine, sia pure tra le luminarie natalizie e le lingue dei turisti, per apprezzarlo.
Il centro città è impreziosito dai monumenti che gli fanno da contorno come la chiesa della Sacra Croce, sorta su un monastero francescano del XV secolo o le rovine della chiesa della Santa Trinità, distrutta nel 1640 oppure, ancora, il vecchio palazzo municipale finito di edificare nel 1776. Se anche Rauma fosse solo un vecchio museo in vita non ci sarebbe da lamentarsi. Invece la cittadina è anche dotata di moderni servizi di alta qualità, sia nel settore dei trasporti che della cultura che dell'istruzione.
Rauma dista 240 km da Helsinki e 140km dall'aeroporto di Tampere, servito dall'operatore low-cost RyanAir.
Magari il fatto che mia sorella, nel lungo peregrinare al seguito del consorte, sia finita a vivere nella Finlandia occidentale, a Chatwin avrebbe interessato poco. A me ha invece offerto l'opportunità di trascorrere un Natale in famiglia e di conoscere un Paese nuovo.
La Finlandia nel mio immaginario era una terra fredda, vasta e civile, fatta di casette di legno antiche e sobriamente decorate. La visione di un film, "Taxisti di notte" di Jim Jarmush, con l'episodio del tassista Mika di Helsinki mi aveva dato anche un profondo senso di malinconia: mi aspettavo quelle stesse strade deserte, tormentate da un pioggerellina vischiosa e gelida, percorse a passi rapidi e incerti da rari uomini ubriachi.
Con la guida preziosa della mia sorellina e del mio impareggiabile nipote Jacob, sono stato costretto e rivedere gran parte degli stereotipi.
La cittadina nella quale sono stato si chiama Pori. E' una città antica, fondata alla metà del 1500 sulla foce del fiume Kokemäenjoki. La posizione ne ha fatto un importante centro industriale e portuale. Ma ha saputo anche mantenere una significativa verve culturale, essendo stata per secoli uno dei principali luoghi di accesso della cultura europea in Finlandia. Ogni estate, nel parco affacciato sul fiume, si tiene una straordinaria manifestazione musicale, il Pori Jazz, che vede la partecipazione di artisti del calibro di Gilberto Gil, Elvis Costello, Natalie Cole.
Peccato che a tanta storia non corrisponda una degna architettura. Se si esclude la piazza del municipio e pochissimi altri edifici, la città è un anonimo susseguirsi di palazzine di sei-sette piani in stile edilizia popolare sovietica, lascito degli anni di influenza dell'ingombrante impero di confine. Tuttavia l'atmosfera tranquilla, la gentilezza della popolazione piuttosto numerosa per queste latitudini (Pori ha oltre 75.000
abitanti), l'ordine e la grande pulizia delle strade, hanno reso piacevoli le mie passeggiate nel centro cittadino. Considerando la stagione, anche il clima è stato misericordioso, con 2 o 3 gradi sopra lo zero. Se si esclude una breve visita ad una tempestosa spiaggia sul Mar Baltico, a Meri Pori (Pori marittima), non ho sofferto il freddo. Meno che mai nella deliziosa casa di legno della famiglia di mia sorella. Un casa ariosa, affacciata su un laghetto nel quartiere residenziale di Liinaharja.
Pori ha naturalmente numerosi negozi, supermercati e centri commerciali; graziose caffetterie, pub e ristoranti. E un mercatino natalizio nella zona pedonale del centro. Ho gustato un'eccellente carne di renna allo Steak & Whisky House Galle e il confortante Gloogi, un vino caldo speziato. Ma la cosa che più mi ha colpito è stata senza dubbio, il primo giorno, una luce tersa nel cielo limpido. Non era come la luce pulita di montagna, piuttosto una versione metallica del colore del cielo, da dipinto iperrealista. In un prezioso libro di brevi appunti di viaggio, "L'isola pianeta", Giorgio Manganelli dice, più o meno, che gli eventi atmosferici in questo paese sono come un divertimento del cielo, del vento e dell'acqua, un gioco bellissimo il cui terreno di gioco è la FInlandia..
Il successo dei voli low cost ha avuto come conseguenza non secondaria lo sviluppo di piccoli aeroporti, un tempo misconosciuti. E' il caso di Bergamo-Orio al Serio che e' diventato il quinto aeroporto d'Italia con oltre 5 milioni di passeggeri nel 2006, prevalentemente per trasferimenti ad altri voli o per raggiungere la vicina Milano in modo piu' economico.
I voli low cost non sono sempre confortevoli per quel che riguarda l'organizzazione. Puo' capitare di dover rimanere molte ore in aeroporto in attesa del volo successivo. E' quello che e' accaduto a me nel recarmi in Finlandia per il periodo di feste natalizie. Arrivato a Orio al Seio alle 7:40 ho dovuto attendere le 16:25 per il volo che mi avrebbe portato a Tampere in Finlandia.
Le circa 6 ore a disposizione erano tuttavia sufficienti per una breve visita a Bergamo, in una fredda e limpida mattinata di sole. C'e' un efficiente deposito bagagli per 3 Euro a pezzo aperto dalle 8 del mattino fino a mezzanotte. L'ufficio del Turismo in aeroporto vende i biglietti per l'autobus e con 3,50 Euro si acquista un biglietto giornaliero che permette di usufruire di un trasporto andata e ritorno dall'aerostazione al centro citta' e di tutti i trasporti urbani. La fermata dell' 1C è proprio dovanti agli Arrivi e in meno di 30 minuti raggiunge, attraversando la citta' nuova, il capolinea di Porta Sant'Alessandro, al vertice occidentale della citta' alta.
Bergamo Alta e' una zona tranquilla, pulita, ordinata e suggestiva. Non sono solo i palazzi e i monumenti o l'acciottolato sulle strade a dare l'idea di un luogo signorile e popolare al contempo. Questo e' infatti uno degli ultimi posti in Italia in cui un negozio non ha un nome strano: ci sono la Salumeria, la Macelleria, la Latteria, la Trattoria, il Caffe', la Pasticceria e si chiamano proprio cosi', mica l'Angolo della Stracciatella o la Fonte del Roast-Beef!
La passeggiata da Piazza Mascheroni alla Piazza Vecchia, attraversando via Colleoni, immerge immediatamente nell'atmosfera del quartiere, con gli assaggi di dolci tipici e le voci gentili delle signore che si incrociano e rivolgono gli auguri.
Un'imponente mole di restauri costringe al momento a convivere con la visione di gru, impalcature e pannelli che nascondono le facciate di alcuni edifici. Tuttavia e' un grande piacere ascoltare i propri passi da flaneur mentre si svolta nelle stradine che recano ai bei palazzi storici o fino agli improvvisi affacci sulla citta' bassa o sulla valle circostante.
Qualsiasi guida turistica elenchera' i monumenti da vedere, dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, con la cappella Colleoni, alla Rocca, dal Palazzo della Ragione (oggi in restauro) a Palazzo Terzi. Io mi sono goduto la passeggiata, assaggiando un dolce di mais chiamato "polenta con gli osei", fumando una Camel nel lento svoltare agli angoli di stradine discrete e linde.
Dopo via Donizetti si giunge alla Piazza Mercato delle Scarpe dove e' la stazione della funicolare che porta giu' alla citta' bassa. Da Piazzetta San Giacomo fino alla Stazione, dove avrei ripreso l'autobus per rientrare in aeroporto, ho seguito un percorso diritto che mi ha portato alle casupole in legno dei mercatini di Natale. Ho pranzato al Ristorante Piemonte vicino alla Stazione, una zuppa di totani e patate con crostini di pane e un contorno. Ho fatto poi ritorno in aeroporto in tempo per il check-in.
Ci si puo' ancora commuovere per la bellezza di un luogo?
La Baia di Ha Long e' a ragione nella lista dei patrimoni dell'umanita' dell'Unesco. E forse anche tra le nuove sette meraviglie del mondo. Gia' le foto che circolano su Internet e i documentari che i canali tematici spesso trasmettono invogliano ad una visita. Ma nessuna immagine, fissa o in movimento, puo' davvero esprimere le sensazioni che si provano quando ci si immerge nel placido e tiepido mare, tra gli isolotti di questo magico angolo del mondo.
Situata nel nord-est del Vietnam, la baia si estende nel Golfo di Tonchino per 1500 kmq. I circa 3000 isolotti emergono dalle acque smeraldine creando uno spettacolo che non ha eguali al mondo.
Ha Long significa "dove il drago scende nel mare". La leggenda narra di un drago che viveva sulle montagne il quale, scendendo verso la costa, scavo' valli e canyon che furono poi sommersi dalle acque quando si getto' in mare. Doveva trattarsi di un drago di enorme buon gusto, perche' ha creato un panorama perfetto, con le rocce di altezze e dimensioni irregolari, coperte di vegetazione, che mostrano insenature, talvolta sabbiose, in qualche caso completamente racchiuse dalle pareti e raggiungibili solo in barca o kayak attraverso piccole gallerie. Di quando in quando, si incontrano villaggi di case di legno appoggiate a galleggianti, poste a un centinaio di metri dalla riva piu' prossima. Qui abitano le famiglie dei pescatori che in realta' nello stesso spazio della loro aitazione allevano pesce e crostacei che poi vendono nei mercati delle citta' costiere.
Il modo piu' piacevole per visitare la baia e' la breve crociera, 1 giorno e mezzo, offerta da una delle numerose agenzie turistiche della zona. Per soli 32 dollari si naviga fra le isole, si visitano le grotte (come quella splendida di Hang Dau, ricca di stalattiti e stalagmiti di grande effetto), si puo' andare in kayak, fare il bagno a tramonto e naturalmente dormire in un a spartana, ma graziosa cabina. Colazione, pranzo e cena sono compresi nel prezzo.
Con Mai abbiamo fatto il bagno, a un paio di ore di distanza dall'isola piu' grande, quella di Cat Ba. Mentre la luna faceva la sua comparsa nel cielo finalmente libero da nubi, e il sole tramontava dietro la invisibile trera ferma, sullo sfondo si stagliava la silhouette degli isolotti. Il drago aveva davvero fatto un gran lavoro. Alla natura non si puo' chiedere di piu'.
Per quanto possa apparire strano - ma solo a causa dei nostri stereotipi - Saigon e' una citta' abbastanza pulita. I netturbini passano con frequenza, le strade sono fornite di contenitori per la spazzatura e le persone sono abbastanza educate.
Capita ovviamente di trovare per terra cartacce e mozziconi di sigaretta. Ma non e' certo questo cio' che colpisce guardando per terra.
Le strade di Ho Hi Minh City hanno ben altri residui. I meno interessanti sono i biglietti della lotteria. Ad ogni angolo di strada, presso ogni ristorante, donne anziane, bambini e gente diversamente abile vende tre biglietti dal prezzo diverso (2.000, 5.000 e 10.000 VietNam Dong - 1 euro e' uguale a 20.000 VND), per le quotidiane lotterie. I venditori recano un quadernetto stampato che riporta i risultati delle estrazioni. Cosi' ogni giorno e' facile fare un controllo e poi disfarsi dei biglietti inutili, buona parte dei quali finisce, ahinoi, per strada. Niente di rilevante o interessante, insomma.
L'asfalto cittadino e' invece disseminato di altri oggetti che raccontano un pezzo della vita quotidiana dei saigonesi. Tanto legato all'uso della motocicletta. Ogni pochi metri ci si imbatte infatti in scarpe, mascherine, guanti e cappellini. Tutte cose perdute da motociclisti frettolosi che non hanno la pazienza per trnare indietro o sono intimoriti dal traffico o giudicano inutile recuperare un oggetto deteriorato dal passaggio di tanti pneumatici.
Sono per lo piu' le donne che perdono qualcosa dal motorino. Sono loro infatti ad indossare prevalentemente guanti lunghi fin sopra al gomito, mascherine e cappelli per proteggere la pelle dal sole - in Vietnam la pelle abbronzata non e' molto apprezzata. Ma un colpo di vento puo' far volar via il berretto da baseball anche dal capo di un uomo e i sandali si sfilano con facilita'.
Cosi', per le strade di Ho Chi Minh City, rimangono tracce del passaggio dei cittadini. Fino all'indomani mattina, quando prima dell'alba un solerte netturbino cancellera' quelle tracce e nuovi oggetti immancabilmente ne prenderanno il posto. Magari solo qualche metro piu' in la'.
L'altro locale nel quale suono una sera alla settimana - il venerdi' - e' un delizioso pub irlandese, lo "Sheridan's".
Il proprietario, Michael Forsyth e' una delle persone piu' generose e cortesi che abbia mai conosciuto. Irlandese, dopo esere stato un importante manager alberghiero qui a Saigon, rinnovando importanti hotel, ha aperto questo piccolo locale in una zona centrale della citta'.
Con decorazioni e stile originali - un giornale occidentale lo ha giudicato piu' irlandese dei pub che si trovano oggi a Dublino! - Sheridan''s offre musica dal vivo tutte le sere, spaziando tra musica irlandese tradizionale, cover anglo-americane, musicisti vietnamiti e qualche orginale cantautore di lingua inglese o francese.
Ho conosciuto questo locale grazie all'amico Rick Reid, direttore creativo dell'agenzia pubblicitaria Akivation, che qui suona ogni mercoledi' sera insieme a un bravissimo chitarista locale, Hung. Rick mi ha invitato a strimpellare un paio di pezzi nel suo break. Abbiamo ripetuto la scenetta per qualche sera finche' Micheal non mi ha chiesto di suonare per un'intera serata, insieme a Hung. Ho scelto un repertorio un po' diverso da quello degli altri musicisti, optando per canzoni italiane e sudamericane e la cosa ha funzionato. Nell'occasione l'impareggiabile Michael ha anche invitato la proprietaria del La Habana per presentarmi a lei e cosi' ho raddoppiato le serate settimanali!
Buona birra alla spina e eccellente offerta di piatti occidentali, dalle salsicce alle bistecche, dalle terrine al salmone ai calamari fritti. Lo Sheridan's e' downtown al 17/13 di Le Than Ton.